ALICE PAGNONI

Alice Pagnoni è una fotografa apprendista e studentessa presso il liceo Artistico Ferruccio Mengaroni di Pesaro.
Affascinata dalla complicatezza della figura umana in ambito psicologico, filosofico e scientifico, traduce la curiosità attraverso la fotografia, che vede come protagonista l’uomo.
Dal vago corpo al più specifico dettaglio che lo caratterizza, gioca con l’inserimento contrastante dell’ermeticità umana con la familiarità degli sfondi.

LUCA RIGHINI

Luca Righini è un fotografo apprendista e studente presso il liceo Artistico Ferruccio Mengaroni di Pesaro.
Sin dalla più tenera età, aiutato dalla madre, ha coltivato la sua passione per l’immagine ferma, stimolato soprattutto dai dettagli, da ciò che è invisibile o irrilevante.
Propone un modo di approcciarsi alla realtà attraverso le minuzie, che caratterizzano l’unicità e irripetibilità di tutte le cose che ci circondano

Nota del curatore

Collaborare con autori giovanissimi è uno stimolo che alimenta l’interessamento del BID e mio personale di destinare ad essi spazi fisici per proporre le proprie opere.

Lo stimolo diviene entusiasmo nel momento in cui la mia figura di curatore si amplia e completa con una sorta di mentoring che consente ai ragazzi di sviluppare nuove conoscenze molto spesso ignorate e che coinvolgono tutte le ‘nascoste’ operazioni inerenti lo step finale del progetto, ovvero non solo l’installazione delle opere sulle pareti ma anche il lavoro pratico di preparazione. Da questo punto di vista viene naturale interpretare questa collaborazione come la naturale estensione dei corsi fotografici che si occupano di ogni aspetto teorico e pratico ma che si ferma fuori dalla porta della galleria.

Pensare i posizionamenti, le misure, il dialogo tra le immagini, tra le loro forme fisiche e quelle dei soggetti raffigurati, passando poi al montaggio nelle cornici ecc. Esperienza che non solo forma dal punto di vista della mostra ma che aiuta pure a migliorare la progettazione iniziale basandosi sull’effetto che una volta appeso esso svela definitivamente.


Alice Pagnoni alla mia domanda sul perché avesse scelto il bianco e nero per la sua serie mi ha prontamente replicato “poiché non volevo che il colore di sfondo distraesse lo spettatore dal mio intento”. Una tale decisione denota significativamente la chiarezza mentale, la visualizzazione che Alice aveva fin dalla fase embrionale del progetto. E in effetti il suo lavoro sul corpo umano, di ballerine, ginnaste, estrapolate dal loro contesto abituale e inserite nell’ambiente urbano giova assolutamente del monocromo e dell’uso di diaframmi molto chiusi, di profondità di campo estese in cui i due soggetti si fondono in un unico piano, in cui solo le accurate composizioni fanno emergere le movenze dei corpi in contrasto con la staticità di quanto li circonda. In alcuni casi poi le forme sembrano essere l’una la conclusione, la conseguenza dell’altra e allora l’armonia diviene energia pura.


Luca Righini mi ha proposto un portfolio coerente e questa non è una delle cose più scontate anche in autori con più esperienza alle spalle. La sua ricerca non prevede l’essere umano bensì spazi circoscritti che divengono addirittura dettagli, a volte più riconducibili alla contingenza e altre che si dilatano in forme astratte molto accattivanti e incisive. Luca dice di amare la scoperta di particolari che sfuggono alla vista generale e aggiungerei io anche distratta del momento storico in cui ci troviamo, spalla a spalla, contatto fisico più o meno concreto ma in ogni caso vanificato dagli sguardi abbassati ognuno sul nostro smartphone, ognuno in un mondo che si nutre del nostro tempo, delle ore, dei minuti che perdiamo e con essi della realtà che li costituisce. Ecco che nei close-up spinti di Righini in cui solo alcune parti rimangono distinte perché riportate in vita dall’autore leggo una magnifica metafora che supera il media fotografico per toccare appunto atmosfere filosofiche sul concetto di isolamento, separazione, desiderio di farsi vedere/sentire, di creare punti di congiunzione con sistemi apparentemente separati e distinti se non addirittura quasi invisibili, e questo indipendentemente dalla consapevolezza o meno degli stessi.


Lorenzo Uccellini - Senigallia, Febbraio 2020